Il cambiamento – Fuori Rassegna letterario Città di Vigevano

Mariateresa Andros PlanandoMariateresa Bocca e Andros

Pubblichiamo l’intervista di Mariateresa Bocca, Presidente dell’Associazione culturale Libellula, ad Andros, artista e scrittore, durante l’evento “Planando sulla realtà”:

M.B.
“Noi dobbiamo sentire la necessità e accettare che le cose cambino,che abbiano un termine, perché rimanere legati alla speranza di una durata infinita significa inserirli in una esistenza ripetitiva e triste.” Qual è la necessità di cambiamento per Andros, che cosa intende per cambiamento?
A.
Il cambiamento più che una necessità è un inevitabile fatto della vita. Tutto cambia di continuo dentro e fuori di noi, tendiamo a pensare di essere entità finite e concluse, ma siamo esseri in divenire, e lo siamo fino alla morte. Ci piace dire cose come “sono fatto così”, “questo non è da me”, “questo non lo farei mai”, perché ci danno sicurezza, ci illudono di avere un equilibrio ben definito, una forma ben definita e immutabile, ma le persone che incontriamo, i lutti, gli amori, le malattie e tutti gli altri fatti della vita ci cambiano di continuo. La vera difficoltà sta nel capire se questi cambiamenti portino o no dei miglioramenti. Più che interrogarmi sul cambiamento, che è ineluttabile, mi interrogo sul risultato del cambiamento. Fa migliorare? Fa peggiorare? Spesso è difficile dirlo, talvolta impossibile. Ciò che sembra un miglioramento alla lunga può rivelarsi un peggioramento, e viceversa.

La nostra destinazione non deve essere mai una meta, ma un nuovo modo di vedere le cose. Come vede la realtà Andros?
La filtro attraverso le mie esperienze, il mio vissuto, come è inevitabile che sia, e do la preferenza alle scomode verità piuttosto che alle confortanti bugie.

Per Kafka, l’arte doveva essere come un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi. Che cosa ne pensi?
Penso che Kafka avesse ragione. Mi accusano spesso di fare opere troppo dure, troppo forti, il punto è che per me l’arte più che una consolatoria pacca sulle spalle è un destabilizzante pugno sullo stomaco. È il canarino nella miniera, mostra in anticipo le crisi e le difficoltà di una società, e deve assicurarsi di mostrarle al fruitore, anche urlando, se serve. Oggi spesso serve, perché l’overdose di immagini è massiccia e la saturazione sempre alle porte. Spesso si esce da una mostra e non una sola delle immagini viste rimane nella memoria, questo non è un buon segno. Siamo abituati a essere bombardati da immagini, si stima che tra i vari social network, come Facebook, Instagram, Pinterest e altri, vengano riversati su Internet circa 5 milioni di immagini ogni giorno: è un fiume in piena. Tutto si riduce a rapide occhiate, per decidere al volo se un’immagine piace o no, per poi passare alla successiva. Per un artista che magari ha lavorato mesi su un’opera questo è a dir poco frustrante, e lo pone volente o nolente di fronte al fatto che in qualche modo deve competere con questo fiume di immagini, essere più forte, per non annegarvi.

Che cosa intendi per Bellezza?
Quello della bellezza è un problema che non mi pongo. La uso solo se e quando è funzionale a quello che intendo dire. Non ritengo sia una parte importante del mio mestiere, non ritengo abbia a che fare con l’arte, a meno che per bellezza non si consideri anche quella che titilla non solo gli occhi ma anche l’intelletto.

Michelangelo scolpiva il marmo per trovare dentro la materia l’idea e darle corpo. Che cosa cerca Andros quando realizza le sue sculture?
Il mio approccio è per forza di cose molto diverso. Più che vedere l’opera nella materia la visualizzo nella mia mente, in ogni dettaglio, ragionando anche su tutti i passaggi tecnici da realizzare per ottenere il risultato voluto. Il mio procedimento è molto cerebrale, lascio solo una piccola parte all’improvvisazione del momento, che solo di rado è preponderante. Del resto lavoro perlopiù con materiali, le resine, che non hanno una forma iniziale, in genere sono liquidi e la loro forma definitiva è decisa in tutto e per tutto da me, e dalle tecniche che utilizzo per dar loro una forma.

Per te l’arte può essere una difesa contro le offese della vita?
Certo, l’arte può avere anche questa funzione, può aiutare a esorcizzare paure e dolori, può essere una strada da percorrere per il loro superamento. L’importante è non nascondersi nell’arte per sfuggire alla realtà.

Come si può far amare l’arte ai giovani?
Portandoli a Lourdes. Scherzi a parte, non è facile, perché da un lato l’arte è sempre meno importante, sempre più ininfluente, sempre più derisa e offesa, dall’altro la meta più agognata di oggi è il guadagno facile e i miti sono coloro che questo guadagno facile sono riusciti a ottenerlo, magari anche in modo illecito. Scuola e famiglia potrebbero fare qualcosa, ma è difficile remare contro a un’intera società.

Che cosa pensi dell’arte contemporanea?
Penso sia in una situazione difficile, sia perché come dicevo oggi l’arte è del tutto ininfluente, sia perché molti vivono di nostalgie, tingendo di rosa il passato e di nero il presente. Pensano che tutta l’arte del passato sia grande e tutta quella del presente ridicola, ma le cose non stanno del tutto così. Arte ridicola si è sempre fatta, e oggi ci sono capolavori proprio come ce n’erano nel glorioso passato. Oggi abbiamo la più grande varietà di arte che si sia mai avuta nella storia dell’umanità, si fa di tutto, in tutti i modi, con tutti i materiali, con tutti i mezzi e i fini. Se una persona non ha trovato qualcosa dell’arte di oggi che gli piace è perché non ne conosce abbastanza. Basta cercare, e oggi con Internet è più facile che in passato, quando se non passava in galleria l’arte era del tutto invisibile. Se si vuole e si cerca, qualcosa che piace si trova.

A quale fase di cambiamento corrispondono le opere che hai esposto?
Non amo tanto parlare delle singole opere, preferisco lasciarle agli sguardi e discutere dei principi generali. Anche nell’arte tengo ben presente l’ineluttabilità del cambiamento, e sono pronto a cambiare, cosa che ho fatto ripetutamente nel corso di tanti anni spesi nell’arte. Queste opere, un dipinto e una scultura, sono molto diverse da tante altre da me realizzate negli anni, credo che questo rispecchi i cambiamenti che ci sono nella vita. Non potrei fare ancora quello che facevo venti anni fa, e tra venti anni non potrò fare ancora quello che faccio oggi. Dei punti in comune possono restare, ma il punto di vista e l’approccio cambiano, così come cambia la persona. Spesso però gli artisti sono restii a fare cambiamenti, un po’ per pigrizia o mancanza di idee e molto perché il mercato si aspetta da loro che siano subito riconoscibili, come una confezione del Mulino Bianco sullo scaffale di un supermercato.

Qual è lo sguardo dell’arte sulla realtà?
È un punto di vista sulla realtà. L’artista offre il proprio modo di vedere agli altri modi di vedere, da questo scontro-incontro possono nascere attriti o sinergie, ma che sia in accordo o meno il fruitore può comunque trarre uno spunto da quello che vede e che esperisce.

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